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Parastronauti, il primo concorso per astronauti diversamente abili

Si chiama Parastronauti ed è una sfida nella sfida: far lavorare in una missione dell’Agenzia Spaziale Europea, per la prima volta nella storia, anche persone diversamente abili, o, come dice l’Esa, «individui professionalmente qualificati per essere astronauti ma con una disabilità fisica che normalmente impedirebbe loro di essere selezionati a causa dei requisiti imposti dall’uso dell’attuale hardware spaziale».

La campagna di reclutamento dei nuovi astronauti (l’ultima si era tenuta nel 2009) si aprirà ufficialmente il 31 marzo prossimo e si chiuderà il 28 maggio 2021. L’obiettivo è trovare da 4 a 6 titolari e da 10 a 20 riserve che lavoreranno fianco a fianco con l’attuale corpo astronautico – di cui fanno parte anche gli italiani Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano – per le nuove missioni sulla Stazione spaziale e sulla Luna, oltre che per i voli con partner commerciali e internazionali.

Ma non solo, ed è qui la novità: una parte della selezione verrà dedicata anche a personale qualificato affetto da disabilità fisica. “Vogliamo fare una cosa che non è mai stata fatta prima, andare dove non si è ancora stati è nel Dna della nostra agenzia”, ha spiegato Ersilia Vaudo-Scarpetta, Chief Diversity Officer dell’Esa, in occasione del lancio virtuale del bando.
Le domande che potranno essere prese in considerazione, per ora, riguardano persone con disabilità legate agli arti inferiori (ad esempio a causa di un’amputazione o di una deficienza congenita dell’arto), deficit di un piede singolo o doppio fino alla caviglia (amputazione di lisfranc) e deficit di una o due gambe sotto il ginocchio; persone che hanno una differenza di lunghezza delle gambe (arti mancanti o accorciati alla nascita o a seguito di un trauma); persone di bassa statura (inferiore a 130 cm). I candidati dovranno avere la cittadinanza di uno degli Stati membri dell’Esa (sono 22) o di un membro associato (Canada, Lettonia, Slovenia), una Laurea magistrale (o superiore) in Scienze naturali (Fisica, Chimica, Biologia, Scienze della Terra, dell’atmosfera o degli oceani), Medicina, Ingegneria, Matematica, Informatica.

“È un progetto pilota che indica la volontà di fare un primo passo verso l’inclusività – ha spiegato l’astronauta italiano Luca Parmitano – l’Esa non ha l’expertise per fare tutto da sola, e non esiste una base da cui partire. Per questo ci siamo consultati con il Comitato paralimpico internazionale per capire in che modo un astronauta con una preparazione di base potesse contribuire all’esplorazione spaziale nonostante le disabilità fisiche”.
L’operazione costerà oltre un milione di euro e includerà un approfondito studio scientifico, tecnico e logistico per adattare la navicella spaziale (e tutto quel che la circonda) alle esigenze dei primi parastronauti della storia.